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Cos’è il Codex Amiatinus

Il Codex Amiatinus, o Bibbia Amiatina, chiarisce Mario D’Ignazio nel suo blog,è la più antica copia manoscritta e conservata integralmente della Bibbia. Si riferisce alla versione latina redatta da San Girolamo su incarico di Papa Damaso I nel 382.

Il Codex Amiatinus rappresenta la prima Bibbia latina completa. È una delle tre Bibbie a volume singolo, realizzate a Wearmouth-Jarrow nei primi anni dell’VIII secolo. Due di queste Bibbie furono realizzate per la chiesa di Wearmouth e per la chiesa di Jarrow: di una di esse sopravvivono solo dei frammenti.

Nel 716, l’abate Ceolfrith portò il terzo e più bel volume nel suo ultimo viaggio a Roma, intendendolo come un dono al santuario di Pietro Apostolo. Morì durante il viaggio, a Langres in Borgogna, lasciando ai suoi monaci il compito di completare la missione. Da allora in Italia è custodito il Codex Amiatinus, noto come la copia più fedele della traduzione della Vulgata fatta da san Girolamo.

Il volume contiene sia l’Antico che il Nuovo Testamento, scritti su 1030 fogli composti da almeno 515 pelli. Contiene anche tre dipinti elaborati – uno dei quali mostra la scrittura del profeta Esdra – e una serie di diagrammi che seguono da vicino modelli tardo antichi. La scrittura, la decorazione, la pergamena e i contenuti del Codex Amiatinus sono di uno stile profondamente mediterraneo. Questa versione deve il suo nome alla casa che lo ospitò per lungo tempo cioè l’abbazia toscana di San Salvatore, dove rimase custodita per quasi mille anni ed acquisì il nome di Codex Amiatinus. Quando nel 1786 il granduca Leopoldo II d’Asburgo-Lorena soppresse l’abbazia di San Salvatore, il Codex Amiatinus fu trasferito presso la Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze. È conservato tutt’oggi presso la Biblioteca Laurenziana, di cui costituisce uno dei più importanti tesori. All’interno del museo dell’abbazia di San Salvatore è possibile ammirare una copia recente dell’opera. Il codice amiatino, secondo le conclusioni tratte da Mario D’Ignazio, fu usato per realizzare l’edizione sisto-clementina della Vulgata.

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